L'hai mai fatto in barca a vela?

10 settembre 2017

Formazione esperienzialeFormazione outdoorsailing

Intervista rilasciata ad Epochè Magazine nel novembre 2013

La formazione Sailing Mode

Siamo noi stessi in ogni situazione in cui ci veniamo a trovare, anche se spesso recitiamo un copione di circostanza. In barca questo non accade perché...

Abbiamo fatto una chiacchierata sul tema della formazione in barca a vela con il dott. Luigi Bergamo, consulente senior di direzione e organizzazione aziendale, fondatore e managing director di Adforma.

Epochè Magazine: dott. Bergamo, quando si parla di formazione outdoor a cosa si fa riferimento?

Luigi Bergamo: Per outdoor training si intende in generale un’esperienza di apprendimento che si sviluppa all’esterno di un’aula.

E.M.: per quale ragione un’Organizzazione dovrebbe scegliere un intervento di questo tipo d’intervento per formare i propri collaboratori?

L.B.: i vantaggi della formazione basata sull’esperienza diretta sono principalmente tre:

  • velocizza i processi di apprendimento dei partecipanti, perché promuove in loro la consapevolezza dei comportamenti;
  • consente, attraverso le emozioni che si sviluppano durante le esperienze, di far emergere, riconoscere ed elaborare sentimenti profondi che altrimenti rimarrebbero nascosti;
  • è un piacevole momento di contatto informale e aggregazione in cui si creano relazioni profonde che si mantengono vive e proficue tra le persone anche a distanza di anni.

E.M.: esprimere le proprie emozioni non è mai facile, perché la formazione outdoor dovrebbe riuscire in questo scopo?

L.B.: In alcune esperienze, il rischio percepito dai partecipanti è molto alto, anche se sempre ampiamente all’interno di margini di estrema sicurezza; le situazioni che si creano fanno quindi da cassa di risonanza e dispiegano emozioni, tratti di carattere, convinzioni non sempre espresse o accettate dalla persone. Prendere consapevolezza dei comportamenti che ne derivano, è il primo passo del cambiamento.

E.M.: mi faccia qualche esempio concreto così capiamo meglio.

L.B.: In azienda è spesso necessario far conto su un anticipo di fiducia verso gli altri e a parole tutti sembrano disposti a darla. Nella tecnica del Sailing, quando il tuo collega, che non ha mai guidato una barca è al timone e si naviga di bolina belli piegati con un vento a 20 nodi, non puoi far finta di fidarti, lo devi fare e basta e anche se tutto il processo è sotto la stretta supervisione dello skipper e del trainer, le garantisco che la presa di coscienza sulla propria capacità di rilasciare il controllo, c’è tutta.

E.M.: un’esperienza totalizzante quindi ma, essere messi a nudo non può generare delle resistenze, paura del giudizio o del fallimento?

L.B.: certamente mettere in dubbio le proprie certezze non è sempre facile, ma l’essere metaforicamente sulla stessa barca, esposti tutti alle medesime sollecitazioni, facilita interessanti meccanismi di solidarietà che legano tra loro le persone, generano fiducia reciproca e sviluppano tolleranze verso le altrui “debolezze” assolutamente impensabili nell’ambito tradizionale di apprendimento.

In ogni caso, anche le resistenze, se emergono vengo trattate come risposte alle sollecitazioni del seminario e diventano materia di lavoro. Ovviamente il tutto deve essere monitorato e gestito da una docenza esperta e da una tecnica consolidata.

E.M.: outdoor training quindi come importante momento di aggregazione e team building?

L.B.: questo è uno dei primi luoghi comuni da sfatare: spesso si parla di formazione outdoor considerandola quasi come sinonimo di team building. È una visione assolutamente parziale delle potenzialità che essa può esprimere.

E.M.: mi sta dicendo che essa può agire su un panel di competenze che vanno oltre le dinamiche del team?

L.B.: assolutamente sì. Questa deformazione è dovuta al fatto che spesso, soprattutto nella Sailing, molti operatori del settore, skipper o altre figure ad elevata competenza tecnica , si sono improvvisati come formatori, agendo sicuramente bene nel loro ambito specifico, ma concentrando la loro attenzione soprattutto sulle competenze necessarie alle dinamiche tipiche degli equipaggi di regata quali team building, team leading e leadership.

E.M.: dice quindi che in Azienda è necessario tenere d’occhio anche altre competenze?

L.B.: nel modello che utilizziamo in Adforma facciamo riferimento a venti competenze; quelle appena citate sono alcune importanti competenze manageriali, ma non sono le sole.

Il principio di fondo è che se sai con precisione cosa sviluppare è più facile che tu ci riesca: l’orientamento al risultato o l’iniziativa e intraprendenza, la capacità di negoziare o la sensibilità interpersonale, la capacità di analisi e sintesi, l’autostima e la fiducia in sé, la reazione all’insuccesso, la loyalty. Se vuole continuo.

Mettere in condizione un Committente di individuarle con precisione e combinarle efficacemente tra loro, produce risultati entusiasmanti.

E.M.: e tutto questo su una barca a vela?

L.B.: Il Sailing è una tecnica molto performante, ma anche qui c’è un mito da rimuovere. Ogni tecnica ha vantaggi e svantaggi, ovvero si presta ad evidenziare e ad agire meglio di altre sulle competenze da sviluppare.

Ogni detentore di una tecnica tende ovviamente a valorizzare la propria; per questo che noi, come consulenti e formatori, non siamo vincolati a nessuna tecnica in particolare, perché il nostro focus è l’analisi dei fabbisogni formativi specifici del Committente e i risultati che vuole ottenere: in funzione di ciò progettiamo le esperienze e scegliamo la tecnica più adatta e il professionista più preparato.

E.M.: di quali altre tecniche vi avvalete?

L.B.: oltre al Sailing, il Driving, off road o in pista, l’Orienteering, il Climbing e la cosiddette Small Techniques , che si sviluppano in un contesto residenziale e operativo più contenuto: la scelta dipende da molti fattori, di metodo, ma anche di budget del Committente.

Tra le tecniche indoor il Teatro e il Cooking anche se in realtà ogni attività umana può diventare un’eccellente metafora dei comportamenti presenti in un’Organizzazione, a patto che dietro ci sia un robusto impianto di metodo, fabbisogni ben identificati e soprattutto professionisti che sappiano trasformarla in un’esperienza formativa e di apprendimento che lasci il segno.

E.M.: …altrimenti?

L.B..: altrimenti non si fa formazione, ma incentive, si portano le persone “a divertirsi”, che è sicuramente utile, ma che ha altre finalità. Vede, molte Aziende negli ultimi anni hanno sviluppato, dico io a ragione, un certo scetticismo rispetto alla formazione esperienziale: essa viene da taluni considerata una bizzarra e inutile perdita di tempo che consuma molte più risorse di quanto non ne produca.

Ogni intervento formativo ben fatto, soprattutto se di natura esperienziale, deve essere sempre inserito in un contesto cui si percepisce chiaramente un prima, cioè le ragioni per cui esso viene fatto, e un dopo, gli esiti che esso deve produrre.

Se mancano queste premesse chi decide gli investimenti e chi ne verifica il ritorno tende ad orientare le proprie scelte altrove; non sempre tra gli operatori dell’outdoor la filiera è così ben definita.

E.M.: l’offerta formativa esperienziale di Adforma si chiama X-Out; come si articola un vostro intervento tipo?

L.B..: Dapprima viene fatto un briefing preciso con il Committente, per individuare nel panel delle competenze quelle su cui agire e si formalizzano progettualmente alcune offerte: le varie tecniche hanno impatto e costi molto diversi tra loro.

Una volta deciso il budget si progettano, sulla base delle competenze da sviluppare, le esperienze che verranno realizzate nel successivo seminario formativo: per ogni competenza si definiscono di concerto con il Committente, i comportamenti topici che saranno osservati, in relazione alle singole competenze.

E.M.: come è strutturato il seminario vero e proprio?

L.B..: È composto da un certo numero di esperienze, ognuna caratterizzata da una piccola storia, una metafora che sostiene il senso del gioco e dell’avventura e in cui ogni partecipante a turno ha un ruolo da sostenere. Ogni esperienza viene videoregistrata dal trainer.

Al termine di ogni attività il partecipante riceve una griglia di osservazione dei comportamenti in cui riporta le sue percezioni: la cosa interessante è che griglia, oltre all’auto percezione è progettata per tenere traccia anche dei comportamenti degli altri partecipanti.

Nel debriefing successivo, si razionalizza l’esperienza vissuta e la si riconduce alla propria realtà organizzativa, creando correlazioni e individuando situazioni reali. Spesso le persone scoprono in questa fase difformità rilevanti tra come si vedono e come sono visti dagli altri.

E.M.: come si conclude il seminario?

L.B..: il seminario dura di norma di due giornate; al termine i partecipanti sono invitati a scrivere una propria lettera d’intenti su come intendono applicare le suggestioni derivanti dalle esperienze fatte nelle settimane successive.

Le lettere in busta chiusa, vengono consegnate al trainer che le conserva e le restituisce durante la successiva giornata di follow up, che di norma avviene dopo una trentina di giorni lavorativi dopo il seminario.

Nel periodo intercorrente, la Consulenza provvede ad inserire i dati delle schede di osservazione dei comportamenti, in un modello di calcolo che produce dei grafici che evidenziano le percezioni di auto-etero osservazione.

Nel follow up dopo la restituzione delle lettere di intenti, si condividono i comportamenti attuati e le difficoltà incontrate, si consegnano ai singoli partecipanti i grafici e si rivedono commentandole, le registrazioni delle esperienze.

E.M.: sembrerebbe un processo ben strutturato e affidabile, ma a questo punto la domanda sorge spontanea: quanto costa un intervento di formazione esperienziale fatto bene?

L:B.: il costo è sempre funzione delle esigenze dl Committente e della natura dl progetto, ma una cosa posso dirgliela: costa sempre molto meno di una formazione mal progettata, senza premesse di metodo e senza obiettivi di apprendimento concreti da verificare.

Luigi Bergamo, Founder, Managing Director, Senior Consultant Adforma ideas & people

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