8. Piani di Carriera
21 Ottobre 2025
FrameHR ExcellenceLe tue persone migliori se ne vanno perché non vedono un futuro in azienda? L'assenza di percorsi di crescita è una delle principali cause di dimissioni. Con il primo articolo di HR Excellence vedrai che i piani di carriera non sono solo scale verticali, ma un percorsi flessibile che allineano le aspirazioni individuali alle necessità del business. Leggi la guida per trasformare la promessa di crescita in un potente motore di motivazione, retention e sviluppo!
Piani di Carriera
Costruire il Futuro delle Persone e dell'Azienda
Nel capitolo precedente, abbiamo affrontato il tema della ricompensa, costruendo un sistema di Total Reward che va ben oltre la semplice busta paga per valorizzare il contributo delle persone a 360 gradi. Abbiamo visto come una delle componenti non monetarie più potenti di questo sistema sia la promessa di sviluppo e crescita.
Ma cosa significa, concretamente, "crescita"? Come possiamo trasformare questa promessa da uno slogan vago in un percorso tangibile e credibile?
È una delle domande cruciali che un collaboratore di valore si pone, spesso in silenzio: "Che futuro ho in questa azienda?". L'assenza di una risposta chiara e convincente è una delle principali cause di abbandono. Le persone migliori, quelle su cui vorremmo costruire il futuro della nostra impresa, non cercano solo un lavoro; cercano un percorso. Se non vedono un orizzonte, un'opportunità di apprendere, di assumere nuove responsabilità e di realizzare il proprio potenziale, prima o poi inizieranno a guardarsi intorno.
Per molti manager e imprenditori di PMI, l'idea di "piani di carriera" evoca immagini di complesse strutture da multinazionale, con organigrammi a piramide e percorsi di promozione predefiniti. La reazione istintiva è spesso: "Siamo troppo piccoli e la nostra struttura è troppo piatta per avere dei veri piani di carriera". Questo è un equivoco pericoloso che ci porta a trascurare uno degli strumenti più strategici a nostra disposizione.
Questo ottavo capitolo è dedicato a smantellare questo mito. Dimostreremo che la pianificazione della carriera non è un lusso per grandi aziende, ma una disciplina strategica fondamentale per la sopravvivenza e la prosperità di qualsiasi impresa, a prescindere dalle sue dimensioni. Non parleremo di rigide "scale di carriera" (career ladder), ma di un approccio più flessibile e moderno alla crescita professionale.
Vi guiderò nel progettare un sistema di Piani di Carriera che sia, allo stesso tempo, un potente motore di retention per i vostri talenti e un meccanismo proattivo per costruire le capacità organizzative di cui avrete bisogno in futuro. Non si tratta di fare promesse che non si possono mantenere, ma di instaurare un dialogo onesto e continuo sulla crescita, allineando le aspirazioni delle persone con le esigenze strategiche dell'azienda. È l'investimento definitivo sulla risorsa più preziosa che abbiamo: il potenziale umano.
Il "Perché": l'imperativo di fondo della pianificazione delle carriere
Prima di esplorare il "come", dobbiamo essere profondamente convinti del "perché". Implementare un sistema di pianificazione delle carriere non è un'attività "soft" del reparto HR; è una decisione di business con un impatto diretto e misurabile su tre aree vitali per ogni impresa.
1. La guerra per i talenti: dalla retention all'attrazione
Il costo della perdita di un collaboratore di valore è sempre molto più alto di quanto appaia in un bilancio. Non si tratta solo dei costi diretti di ricerca e selezione per sostituirlo. Si tratta dei costi indiretti, molto più pesanti: la perdita di conoscenza tacita (quel "saper fare" che non è scritto in nessuna procedura), il calo di produttività del team durante il periodo di transizione, il rischio di un impatto negativo sul clima e, talvolta, la perdita di relazioni preziose con i clienti.
In un mercato del lavoro in cui i talenti sono scarsi e mobili, la retention è diventata una priorità strategica. Le indagini lo confermano costantemente: la mancanza di opportunità di crescita e sviluppo è una delle prime tre cause di dimissioni volontarie. Offrire percorsi di carriera chiari e credibili è una delle più potenti strategie di fidelizzazione a nostra disposizione.
Ma l'impatto va oltre la retention. Un'azienda nota per far crescere le proprie persone diventa un magnete per i talenti. La vostra reputazione come "palestra di talenti" (un posto dove si impara e si cresce) vi darà un vantaggio competitivo inestimabile nella fase di attrazione, permettendovi di competere non solo sulla retribuzione, ma sulla promessa di un futuro professionale più ricco.
2. La gestione del rischio: la pianificazione della successione
Ogni imprenditore dovrebbe porsi una domanda scomoda: "Cosa succederebbe se domani la mia persona chiave (il mio miglior venditore, il mio responsabile di produzione, il mio progettista più esperto) decidesse di andarsene?".
Per molte PMI, un evento del genere può essere catastrofico, creando un vuoto operativo e di competenze difficile da colmare in tempi brevi.
La pianificazione delle carriere è la risposta proattiva a questo rischio. È il fondamento della Pianificazione della Successione, un processo sistematico per:
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Identificare i ruoli critici per la continuità del business.
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Individuare i potenziali successori interni (i "high potential" che abbiamo mappato nel Capitolo 5).
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Costruire percorsi di sviluppo accelerati per preparare queste persone a essere pronte a subentrare quando necessario.
Questo non significa promettere il posto a qualcuno, ma creare una panchina di talenti pronti a entrare in campo. È una forma di assicurazione sul futuro dell'azienda, che la rende meno vulnerabile alla perdita di singole figure e più resiliente nel lungo periodo.
3. La costruzione del futuro: sviluppare le capacità dall'interno
Come abbiamo visto nel Capitolo 2, la strategia definisce di quali capacità organizzative avremo bisogno in futuro. La domanda successiva è: come ce le procuriamo? La scelta è sempre tra "comprare" il talento dal mercato (Buy) o "costruirlo" al nostro interno (Make).
Affidarsi esclusivamente al mercato esterno è costoso, rischioso (il 50% delle assunzioni esterne fallisce nei primi 18 mesi) e non crea un patrimonio interno di competenze . Un sistema di pianificazione delle carriere è la macchina che ci permette di implementare una strategia "Make" deliberata e sistematica.
Identificando i talenti con alto potenziale e guidandoli attraverso percorsi di crescita mirati, non stiamo solo facendo un favore a loro; stiamo costruendo attivamente le competenze e la leadership di cui l'azienda avrà bisogno tra tre, cinque o dieci anni. Stiamo coltivando la nostra futura classe dirigente, persone che non solo hanno le competenze giuste, ma che conoscono a fondo la nostra cultura, i nostri clienti e i nostri processi. È l'investimento più strategico che possiamo fare sulla sostenibilità a lungo termine della nostra impresa.
Smontare la "Scala": i diversi volti della crescita professionale
L'ostacolo più grande alla pianificazione delle carriere nelle PMI è l'immagine mentale ricorrente della "carriera" come una scala a pioli (career ladder), un percorso lineare e verticale verso l'alto. In una struttura organizzativa piatta, i "pioli" sono pochi e distanti tra loro.
Se l'unica forma di crescita che riconosciamo è la promozione a un ruolo manageriale, finiremo per deludere la maggior parte delle nostre persone.
Dobbiamo abbandonare questo modello unidimensionale e abbracciare una visione più ricca e flessibile della crescita, che Sheryl Sandberg, nel suo libro "Lean In", ha brillantemente definito non come una scala, ma come una struttura per l'arrampicata (jungle gym): un reticolo di percorsi che permette di muoversi verso l'alto, di lato, e persino di fare un passo indietro per trovare una via migliore.
Un sistema di carriera maturo riconosce e valorizza almeno tre diverse direzioni di crescita.
1. Crescita Verticale: la Promozione
Questa è la forma di crescita più tradizionale e visibile: l'avanzamento a un ruolo di livello superiore, solitamente con maggiori responsabilità manageriali.
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Quando ha senso: Quando una persona ha dimostrato non solo una performance eccellente nel suo ruolo attuale, ma anche il potenziale per avere successo al livello successivo. Questo è un punto cruciale. La performance passata non è un predittore sufficiente del successo futuro in un ruolo diverso. Utilizzando la nostra Matrice a 9 Caselle (Capitolo 5), i candidati ideali per la promozione sono le nostre "Star" (alta performance, alto potenziale/comportamenti).
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Il Rischio da Evitare: il "Principio di Peter": Questo principio, formulato da Laurence J. Peter, afferma che "in una gerarchia, ogni dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza". Questo accade quando promuoviamo il nostro miglior tecnico a fare il capo dei tecnici, scoprendo troppo tardi che essere un ottimo tecnico e essere un ottimo manager sono due mestieri completamente diversi. La promozione non deve essere l'unica ricompensa per un'alta performance.
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Come gestirla: La promozione non è un evento, ma un processo. Richiede un percorso di preparazione. La persona candidata deve essere affiancata, formata sulle nuove competenze (es. gestione del budget, feedback, delega) e supportata durante la transizione, soprattutto nei primi, critici 90 giorni nel nuovo ruolo.
2. Crescita orizzontale: la Job Rotation e l'Allargamento del Ruolo
La Job Rotation è la leva più potente e sottoutilizzata nelle PMI. La crescita orizzontale non aumenta il livello gerarchico, ma amplia il bagaglio di competenze e la visione d'insieme della persona.
La Job Rotation: Come già accennato, si tratta di spostare deliberatamente una persona in un ruolo diverso, in un altro dipartimento, per un periodo di tempo definito (es. 6-18 mesi).
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Benefici per la Persona: Acquisisce nuove competenze, comprende meglio il business, costruisce una rete di relazioni più ampia e diventa più versatile e "impiegabile" sul mercato del lavoro.
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Benefici per l'Azienda: Rompe i "silos" funzionali, migliora la collaborazione, aumenta la flessibilità della forza lavoro e crea una pipeline di futuri leader con una visione olistica dell'impresa. Un futuro Direttore Generale ideale è qualcuno che ha visto l'azienda da diverse prospettive (es. dalla produzione, dalle vendite, dalla finanza).
L'Allargamento del Ruolo (Job Enlargement): Si tratta di aggiungere al ruolo attuale nuove responsabilità o l'ownership su nuovi progetti, spesso interfunzionali. Ad esempio, a un responsabile marketing si può affidare il progetto di lancio di un nuovo prodotto, che lo costringerà a collaborare strettamente con la R&S, la produzione e le vendite. Questo aumenta la visibilità e sviluppa competenze di project management e influenza senza autorità.
3. Crescita in Profondità: il Percorso dello Specialista (Dual Career Path)
Cosa facciamo con il nostro miglior ingegnere, il nostro programmatore più geniale o il nostro artigiano più esperto, che ama il suo lavoro tecnico e non ha alcun desiderio di diventare un manager e passare le sue giornate in riunione? Promuoverlo a capo sarebbe un disastro: perderemmo un tecnico eccellente e guadagneremmo un manager mediocre e infelice.
La soluzione è creare un Doppio Percorso di Carriera (Dual Career Path). Si tratta di costruire un percorso di crescita e di riconoscimento (anche retributivo) per gli specialisti che sia parallelo e di pari dignità a quello manageriale.
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Il Percorso Manageriale: Prevede livelli crescenti di responsabilità sulla gestione di persone e budget (es. Team Leader -> Manager -> Direttore).
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Il Percorso dello Specialista/Tecnico: Prevede livelli crescenti di responsabilità sulla complessità tecnica, l'innovazione e il mentoring. I livelli potrebbero essere: Specialist -> Senior Specialist -> Principal/Expert -> Fellow. Un "Principal Engineer" potrebbe avere lo stesso livello retributivo di un "Engineering Manager", ma le sue responsabilità sarebbero focalizzate sulla risoluzione dei problemi tecnici più complessi, sullo sviluppo di nuove tecnologie e sul fare da mentore ai colleghi più giovani.
Riconoscere formalmente che la maestria tecnica è un valore strategico tanto quanto la capacità manageriale è fondamentale per trattenere le competenze tecniche critiche che sono il cuore di molte PMI.
Gli strumenti operativi: costruire il sistema di carriera
Avere una filosofia di crescita flessibile è il primo passo. Ora dobbiamo tradurla in strumenti e processi concreti.
1. La mappatura dei percorsi di carriera (Career Path Mapping)
Non è necessario creare una mappa complessa per ogni singolo ruolo. Si parte dai ruoli "cardine" e dalle "job families" principali. Per ogni famiglia, si visualizzano i possibili percorsi, evidenziando i passaggi verticali, orizzontali e di specializzazione.
Come si fa: Si parte dalla nostra:
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Mappatura delle Posizioni (Capitolo 3). Per un ruolo di "Progettista Meccanico Junior", ad esempio, la mappa potrebbe mostrare:
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Percorso Verticale/Specialistico: Progettista Senior -> Esperto di Prodotto.
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Percorso Verticale/Manageriale: Team Leader Progettazione -> Responsabile Ufficio Tecnico.
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Percorso Orizzontale: Un'esperienza nel ruolo di "Tecnico Commerciale" o nell'area "Qualità".
A cosa serve: Questa mappa non è una promessa, ma uno strumento di visualizzazione delle possibilità. Serve a manager e collaboratori per avere un linguaggio comune e per ragionare concretamente sulle opzioni di sviluppo.
2. Il colloquio di carriera (Career Conversation)
Questo è il cuore pulsante dell'intero processo. È un dialogo strutturato tra manager e collaboratore, che dovrebbe avvenire almeno una volta all'anno, ed è distinto e separato dal colloquio di valutazione della performance.
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Obiettivo: La valutazione guarda al passato e al presente ("come hai performato?"). La conversazione di carriera guarda al futuro ("dove vuoi andare?"). L'obiettivo è aiutare la persona a riflettere sulle proprie aspirazioni, sui propri punti di forza e sui propri valori, e a confrontarli con le opportunità e le esigenze dell'azienda.
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Il Ruolo del Manager: Il manager non è lì per dare risposte o fare promesse. Il suo ruolo è quello di un career coach. Deve fare domande potenti, ascoltare attivamente e agire come un "agente di realtà", aiutando la persona a costruire un piano realistico.
Domande Chiave per la Conversazione:
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Riflessione sul Presente: "Quali aspetti del tuo lavoro attuale ti danno più energia e soddisfazione? E quali meno?", "Quando ti sei sentito/a più realizzato/a professionalmente nell'ultimo anno?".
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Visione del Futuro: "Se guardi avanti di 3-5 anni, che tipo di contributo ti piacerebbe dare? Che tipo di competenze vorresti aver sviluppato?", "Esistono altri ruoli o aree in azienda che ti incuriosiscono?".
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Analisi del Gap: "Considerando le tue aspirazioni, quali pensi siano i tuoi principali punti di forza su cui fare leva? E quali sono le competenze o le esperienze che ti mancano e che dovresti acquisire?".
3. Il Piano di Sviluppo Individuale (IDP - Individual Development Plan)
L'output concreto della conversazione di carriera è l'IDP. È simile al PDI che nasce dalla valutazione, ma ha un orizzonte temporale più lungo e una focalizzazione strategica sulla carriera.
Contenuto: L'IDP non è una lista di corsi. È un piano d'azione che definisce:
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Obiettivi di Carriera a Lungo Termine: (es. "Diventare un esperto riconosciuto nella tecnologia X", "Assumere un ruolo di gestione di un piccolo team").
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Obiettivi di Sviluppo a Breve Termine: (es. "Migliorare le mie capacità di presentazione", "Acquisire una conoscenza di base del marketing digitale").
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Azioni di Sviluppo (secondo il modello 70-20-10):70% (Esperienze): "Chiedere di essere coinvolto nel prossimo progetto di lancio prodotto", "Affiancare il responsabile commerciale durante le visite ai clienti chiave".20% (Esposizione): "Trovare un mentore nell'area finanza", "Partecipare alla comunità di pratica dei project manager".10% (Formazione): "Seguire un corso online di public speaking", "Leggere il libro X sul project management".
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Responsabilità Condivisa: L'IDP è un patto a tre: la persona è la protagonista e ha la responsabilità di portare avanti le azioni; il manager ha la responsabilità di supportare, fare da coach e creare le opportunità; l'azienda (HR) ha la responsabilità di fornire gli strumenti e le risorse (budget per la formazione, processi di job rotation, etc.).
La trasparenza: gestire le aspettative con onestà
Una delle paure più grandi nell'implementare un sistema di carriera è quella di creare aspettative che non si possono soddisfare. La chiave per gestire questo rischio è la trasparenza onesta.
Su cosa essere trasparenti:
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Il Processo: Tutti devono sapere che esistono le conversazioni di carriera, come funzionano e qual è il loro scopo.
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Le Opportunità: Rendete visibili le posizioni aperte internamente prima di cercarle all'esterno (Internal Job Posting). Comunicate le storie di successo di chi è cresciuto in azienda.I Criteri: Siate chiari su quali basi vengono prese le decisioni di crescita (un mix di performance, comportamenti, potenziale e competenze).
Cosa NON fare:
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Non fare promesse vaghe: Frasi come "stai tranquillo che qui c'è futuro per te" sono pericolose se non sono seguite da un piano concreto.Non equiparare la conversazione a una promessa di promozione: Il manager deve essere esplicito: "Il mio ruolo è aiutarti a prepararti per le opportunità future, quando si presenteranno. La decisione finale dipenderà da molti fattori, incluse le esigenze del business e la competizione con altri candidati".
La trasparenza non significa promettere una promozione a tutti. Significa promettere a tutti una conversazione onesta sul loro futuro e un supporto concreto per la loro crescita. Questa è una promessa che ogni azienda, anche la più piccola, può e deve mantenere.
Coltivare il futuro dei Collaboratori
Abbiamo visto come la pianificazione delle carriere sia molto più di un organigramma con delle frecce. È un processo dinamico e continuo di dialogo e sviluppo che allinea le aspirazioni più profonde delle persone con le necessità strategiche più critiche dell'impresa.
Implementare un sistema di questo tipo trasforma l'azienda in un "vivaio di talenti". Comunica alle persone il messaggio più potente: "Non ci interessa solo la tua performance di oggi, ci interessa il tuo potenziale di domani. Siamo pronti a investire su di te". Questo messaggio è il più forte antidoto contro la fuga dei talenti e il più potente magnete per attrarne di nuovi.
Abbiamo messo in piedi sistemi per definire la rotta, valutare il percorso, ricompensare il contributo e pianificare il futuro. Ma come sappiamo se tutto questo sta funzionando non solo sulla carta, ma nella percezione e nell'esperienza quotidiana delle nostre persone? Come misuriamo la "temperatura" della nostra organizzazione?
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo dotarci di un termometro. Dobbiamo imparare ad ascoltare in modo sistematico la voce collettiva dei nostri collaboratori. Questo sarà l'oggetto del nostro prossimo capitolo, dedicato all'Analisi del Clima Organizzativo
I sei punti chiave dell’articolo
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La Carriera è un Imperativo Strategico, non un Lusso. La pianificazione delle carriere non è un'attività "soft" per grandi aziende, ma una disciplina di business fondamentale per le PMI. Serve a tre scopi vitali:
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vincere la guerra per i talenti (aumentando la retention e l'attrazione);
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gestire il rischio (attraverso la pianificazione della successione per i ruoli critici);
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costruire il futuro (sviluppando le competenze e la leadership dall'interno).
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Abbandonare la "Scala" per il "Jungle Gym". L'idea tradizionale di carriera come una rigida "scala a pioli" verticale è superata e inadatta alle organizzazioni moderne e più piatte. È necessario adottare un modello più flessibile, simile a una "struttura per l'arrampicata" (jungle gym), che riconosce e valorizza percorsi di crescita multidirezionali.
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Esistono Tre Direzioni di Crescita. Un sistema di carriera maturo deve offrire almeno tre percorsi distinti e di pari dignità: la crescita verticale (la promozione a ruoli manageriali, da gestire con attenzione per evitare il "Principio di Peter"), la crescita orizzontale (job rotation o allargamento del ruolo per ampliare competenze e visione) e la crescita in profondità (un percorso di carriera specialistico, o "Dual Career Path", che premia la maestria tecnica senza forzare i migliori esperti a diventare manager).
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La "Conversazione di Carriera" è il Cuore del Processo. Lo strumento più importante non è una mappa, ma il dialogo. Almeno una volta all'anno, il manager deve avere una conversazione di carriera con il collaboratore, separata dalla valutazione della performance e focalizzata sul futuro. In questo dialogo, il manager agisce come un "career coach", aiutando la persona ad allineare le proprie aspirazioni con le opportunità aziendali.
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L'Output è un Piano d'Azione (IDP). La conversazione di carriera deve tradursi in un Piano di Sviluppo Individuale (IDP). Questo documento non è una lista di corsi, ma un piano d'azione a lungo termine che definisce obiettivi di carriera e azioni di sviluppo concrete secondo il modello 70-20-10, in un'ottica di responsabilità condivisa tra persona, manager e azienda.
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La Trasparenza Onesta Gestisce le Aspettative. Per evitare di creare false speranze, la chiave è la trasparenza. L'azienda non deve promettere promozioni, ma deve promettere a tutti una conversazione onesta sul loro futuro e un supporto concreto alla loro crescita. Questo si ottiene rendendo chiari i processi, i criteri di crescita e le opportunità interne (es. tramite Internal Job Posting).
Le sei domande da porsi per iniziare ad agire
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Stiamo gestendo le carriere in modo reattivo, sperando che i talenti non se ne vadano, o abbiamo un processo proattivo che usa lo sviluppo interno come arma strategica per la retention, la pianificazione della successione e la costruzione delle competenze future?
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L'unica forma di crescita che offriamo è la promozione verticale, rischiando di frustrare i talenti e creare cattivi manager, o abbiamo un sistema che valorizza anche percorsi di crescita orizzontale (job rotation) e di specializzazione tecnica?
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Cosa facciamo con i nostri migliori esperti tecnici che non vogliono diventare manager? Abbiamo un "Doppio Percorso di Carriera" che riconosca e premi la loro maestria con pari dignità rispetto a quella manageriale?
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I nostri manager parlano di carriera con i loro collaboratori solo quando questi minacciano di andarsene, o abbiamo istituzionalizzato una "conversazione di carriera" annuale, separata dalla valutazione e focalizzata sul futuro?
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Le conversazioni sulla crescita si concludono con vaghe promesse o producono un Piano di Sviluppo Individuale (IDP) scritto, con obiettivi chiari e azioni concrete basate sul modello 70-20-10?
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Siamo chiari e trasparenti riguardo ai processi e alle opportunità di crescita interna, o la mancanza di comunicazione genera false aspettative e la percezione che le decisioni siano basate su logiche opache?
Glossario mirato
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Succession Planning (Fine anni ’70, GE e altre grandi imprese): Pratica che identifica e prepara talenti per ricoprire ruoli chiave in futuro. Anche nelle PMI, avere piani di successione riduce il rischio di vuoti critici in posizioni strategiche.
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Career Pathing (Arthur & Rousseau, 1996): Il concetto di “boundaryless career” introduce l’idea che le carriere non siano più lineari o vincolate a un unico datore. Da qui nascono i percorsi di carriera flessibili, che includono movimenti laterali, progetti speciali e cross-funzionali.
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Jungle Gym Career (Sheryl Sandberg, 2013): Metafora che descrive carriere non lineari ma fatte di spostamenti orizzontali e verticali, accumulando esperienze diverse. Offre flessibilità e soddisfa bisogni di crescita in contesti dinamici.
Box di approfondimento
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Carriera come promessa di futuro: La carriera non è più solo scalata gerarchica. Oggi significa possibilità di crescita continua, anche attraverso ruoli diversi. Offrire percorsi chiari e trasparenti è uno dei modi più forti per dire alle persone: “Qui puoi costruire il tuo futuro”.
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Le PMI non sono escluse: Anche con organici ridotti, è possibile progettare percorsi credibili: rotazioni tra funzioni, incarichi di progetto, ruoli ampliati. Le PMI hanno il vantaggio di essere agili e di poter personalizzare i percorsi sulle persone chiave.
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Carriera e retention: Le persone non lasciano solo per soldi: spesso vanno via perché non vedono futuro. Un piano di carriera ben comunicato riduce drasticamente il turnover e rafforza la fiducia reciproca.
Qualche altra suggestione
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Quiet Quitting & Great Resignation: perché le persone (migliori) lasciano l'azienda
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Quiet Quitting & Great Resignation: committed or involved? Il fenomeno delle dimissioni volontarie di solito preceduto da un periodo più o meno lungo di torpore e apatia del collaboratore, interessa trasversalmente tutti i settori d’impresa, ha riguardato nel 2022 quasi due milioni di lavoratori a tempo indeterminato, conferma il trend per l'anno corrente e pone in modo stringente il tema della soddisfazione sul lavoro e sulla necessità di trattare la materia attraverso paradigmi di metodo che vadano oltre le tanto declamate politiche di welfare.
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Non perdere i prossimi capitoli dell'affascinante viaggio nel mondo delle Risorse Umane in Azienda. L'appuntamento è qui e sulla newsletter Linkedin HR Excellence ogni martedì mattina alle 8:30
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