Cursum Perficio: l'estetica del compimento
30 Ottobre 2025
Cursum PerficioIntegritàPersistenzaPortare a TermineTenaciaVolontàAmiamo tutti l'energia delle partenze, ma la vera sfida è il "durante". Cursum Perficio (Io completo il percorso) non è solo disciplina, ma un atto di volontà estetico. Una riflessione sulla persistenza e la tenacia non come dovere, ma come un patto di integrità verso noi stessi e le nostre idee. Perché il vero capolavoro, alla fine, siamo noi trasformati dal viaggio
Amo le partenze, (ma chi non le ama?)
C'è un'energia pura nell'aprire un documento vuoto, nell'abbozzare un'idea, nel promettersi che "questa volta sarà diverso". L'inizio è seduzione, è la versione migliore di noi stessi che si proietta nel futuro. E poi, inevitabilmente, arriva il durante, che invece è sedazione.
Il durante non ha la stessa gloria. È lo spazio lungo, il viaggio faticoso, spesso solitario e noioso tra la scintilla e il risultato. È qui che le idee brillanti, private di nutrimento, svaniscono. È qui che il rumore del mondo ci distrae e la fatica ci fa dubitare. Quanti "un giorno lo finirò" abitano i nostri cassetti, fisici e mentali?
Mi sono interrogato a lungo su questo e ogni volta la mia riflessione torna a un'eco latina, ispiratrice: Cursum Perficio. "Completo il percorso". Non "ci provo". Non "inizio". Termino, ultimo, finisco, completo.
Un atto estetico
Negli anni, ho smesso di vedere in questo un semplice atto di disciplina. Ho iniziato a vederci un atto di volontà ricco di estetica. C'è una bellezza intrinseca, una forma di eleganza morale, nel portare a termine un compito. Non lo faccio solo per il risultato esterno, per la metrica o per l'applauso. Lo faccio, prima di tutto, per me stesso.
È una questione di integrità. È il modo in cui mi dico che ogni mia idea merita rispetto, che la parola data (anche se data a me stesso) ha un peso, ed è un patto che stringo con la mia stessa identità.
Questo, credo, è un dovere che abbiamo tutti. E lo è ancora di più se abbiamo accettato la responsabilità di guidare l'energia di altre persone. Come possiamo chiedere agli altri di tenere fede a un impegno, se noi siamo i primi a lasciarlo svanire quando il viaggio si fa duro?
Feeding the mindset
Ma come si alimenta questa volontà? Come si resta fedeli? Non con la forza bruta, ma con due silenziose e fedeli compagne.
La prima è la persistenza, una forma di devozione verso l'idea che prende forma e si concretizza sotto i miei occhi, come un vasaio con le mani sull'argilla, a modellare un'identità sfuggente e ancora ambigua, determinato a trasformarla in oggetto concreto.
È un atto di cura, un "presentarsi" al compito con una pressione costante e gentile, anche quando il desiderio di farlo ci abbandona. È l'amore per il processo e per la visione del risultato.
La seconda è la tenacia, il cuore di tutto. Entra in gioco quando l'argilla collassa, quando il forno sbaglia cottura, quando tutto sembra perduto.
La tenacia non è rigidità; è la resilienza dell'anima. È la capacità di assorbire il colpo, imparare dall'errore, respirare e rimettere le mani sull'argilla. È il rifiuto interiore di tradire quel patto iniziale.
Cursum Perficio: un atto di auto-creazione.
Forse il vero capolavoro non è l'oggetto che finiamo, il libro che pubblichiamo o il progetto che chiudiamo, il vero capolavoro siamo noi, trasformati dal viaggio, trasmutati nel viaggio: un ciclo che si chiude e noi con il nostro gesto ne siamo stati gli artefici.
Il premio? Quel sentimento di profonda e intensa delizia interiore che ci pervade, non riguardando la strada fatta, non celebrando il traguardo ottenuto, ma riconoscendo con quieta fierezza di essere rimasto, di aver tenuto fede, di aver completato il percorso.
Luigi Bergamo
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