Visione strategica:
ma cosa c'entra Adriano?

10 febbraio 2018

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La differenza tra avere una visione ed essere visionari, la si scopre solo “dopo”...

Visione strategica

"La prima domanda che pongo al mio interlocutore quando inizio una consulenza in azienda è: “Qual è la sua visione strategica?” e nel suo sguardo scorgo talvolta un compiacimento commiserevole, a volte infastidito, spesso ironico... "

 

... e allora intuisco dall'espressione del viso la risposta che si affaccia alla sua mente: “Noi qui non abbiamo visioni, lavoriamo sodo e siamo concreti”.

È così! Avere una visione strategica è considerata da molti un’esercitazione di pensiero che poco ha a che fare con l’anima “faber” dell’imprenditore (o se vogliamo con la pragmatica della modernità presente nel singolo individuo); esso considera spesso come unico indicatore della propria operosità, la qualità e la quantità di cose fatte nell'unità di tempo.

Paga lo stare a testa bassa, il faticare, il tenere duro, magari continuando a fare cose più facili da mantenere che da abbandonare. Già abbandonare. Ma per andare dove, con chi e in quale maniera?

Traiano: grandezza e potere

Visione Strategica

Traiano è un generale condottiero, comandante di legioni e dopo gli anni bui di Domiziano, impegnato a difendere i confini dell’impero e a sedare nel sangue le rivolte interne, ha nella sua visione un solo valore di riferimento: la grandezza.

Il suo obiettivo e espandere, dando a Roma prestigio e ricchezza. Sviluppa pertanto un esercito formidabile ben guidato e addestrato, una logistica straordinariamente efficiente e un apparato amministrativo scrupoloso e affidabile.

Per giungere nel corno d’Africa o dalle parti dell’India occorrono strade e ponti e per garantire fedeltà e impegno dei legionari servono pagamenti dei salari regolari e premi di conquista equi. Nella visione di Traiano ci sono generali e soldati, ingegneri militari e uomini di abaco.

L’8 agosto 117 Traiano muore quando l'Impero Romano ha appena raggiunto la sua massima estensione territoriale: 5,5 milioni di chilometri quadrati, più o meno i 2/3 degli Stati Uniti.

Adriano: stabilità e bellezza

Visione Strategica

Quando nel 117 d.C. l’imperatore Traiano muore, gli succede Adriano, suo figlio adottivo che, un po’ per necessità (un sano senso di responsabilità ed equilibrio), un po’ per virtù (una forte vocazione al pensiero, più che all’azione) cambia la propria mission in ottimizzare e consolidare dando a Roma diventata vastissima, stabilità e benessere e consentire a tutti di affermare “Civis romanus sum”.

La sua vision prevede serenità e prosperità che dopo anni di imprese militari e sacrifici rappresenta la giusta ricompensa per il popolo romano.

Le guarnigioni finora governate da militari iniziano ad essere rette da politici, cambiando fisionomia e attrezzandosi per diventare più adatte ad una pace di posizione, che ad una guerra di movimento.

Gradualmente i generali lasciano il posto nei luoghi del potere ad architetti, giuristi, pensatori facendo prendere forma e dando contenuti al grande disegno di Adriano: bellezza e tolleranza divennero i valori ispirativi dei comportamenti.

Adriano stesso poeta e filosofo, pittore e artista incarna intimamente tali valori contrapponendoli a quelli di Traiano, uomo d’armi e d’azione e ovunque fu un fiorire di teatri, piazze e terme; la politica promossa da Adriano consente così di raggiungere nei 21 anni del suo regno un livello di ricchezza e prosperità mai raggiunte da Roma.

Visione e progetto

Visione Strategica

Alan Kay, informatico, inventore per la Apple della programmazione orientata agli oggetti disse “il modo migliore per prevedere il futuro è inventarlo”.

Questa è la vera essenza del Visioning: inventare lo scenario su cui ci muoveremo negli anni che stanno arrivando. Per farlo è però necessario fermarsi a riflettere, domandandosi (e dandosi risposte serie, ma ragionevolmente flessibili):

  • Dove voglio andare? (La direzione da tenere e la distanza da percorrere per raggiungere la visione)
  • Perché voglio andare proprio lì? (Le ragioni strategiche per cui ci si orienta verso questa visione)
  • Dove sono forte e dove sono invece debole? (Cosa sostiene o pregiudica dall'interno la visione)
  • Quali sono i rischi e le opportunità? (Cosa facilita od ostacola dall'esterno la visione)
  • Chi farà parte della partita? (Quali persone sono compatibili con la filosofia generale della visione)
  • Quali “attrezzi” mi servono? (dove troverò i tools materiali e culturali per costruire la visione)
  • Cosa voglio ottenere concretamente? (Con quali obiettivi misurabili saprò di aver raggiunto il mio scopo)
  • Quale convenienza avrò? (Qual è il Break Even Point del progetto e il suo ROI)
  • Come agirò nel dettaglio? (Quale business plan concreto intraprenderemo a partire da domani)

Vision e coraggio

L’ambito in cui ci possiamo muovere è indifferente: aziendale o sportivo, relazionale o familiare quando si parla di Vision è necessario confrontarsi con la propria vocazione al cambiamento e qui spesso iniziano i problemi.

In psicologia si usa il concetto di “delega parentale” per indicare gli influenzamenti che derivano dalla cultura che ci ha cresciuto; spesso coincidono con i proverbi di cui tanto i popoli vanno fieri e “mai lasciare la strada vecchia per la nuova” è di sicuro uno dei più gettonati.

Uscire da un solco già tracciato richiede non solo il coraggio della ragione, ma anche l’ardire dell’istinto e dell’improvvisazione, il prezioso attimo che una volta colto non ci faccia più guardare indietro, perché la differenza tra avere una visione ed essere visionari, la si scopre solamente “dopo”.

Quindi, testa fra le nuvole, ma piedi per terra e per fare questo bisogna per forza essere grandi.

Luigi Bergamo - Founder, Managing Director, Senior Consultant Adforma

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2 - continua. Ma cosa c'entra la vela?#

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