Attento alla testa!

3 Febbraio 2020

DPIInfortuniPrevenzioneRischioSicurezza

Le statistiche dell'ultimo decennio parlano chiaro: mille morti all'anno sono troppe. L'attenzione alla sicurezza e la prevenzione del rischio cosi come l'abbiamo immaginata finora non è più sufficiente: essa deve dotarsi di nuovi strumenti per ridurre ulteriormente gli infortuni e i decessi sul lavoro. Adforma propone una nuova originale via per analizzare il problema e fornire una possibile soluzione

Modelli culturali di intercettazione e prevenzione del rischio

"Abbiamo adempiuto agli obblighi"

Law
Adempiere agli obblighi non garantisce l'incolumità e la sicurezza

Da oltre quindici anni siamo convinti che molta formazione sui temi del rischio e della sicurezza, al di là della buona fede di chi la eroga, abbia essenzialmente la funzione di "mettere a posto" l'Azienda in caso di ispezioni, ma non la tuteli verso il problema reale: le ripercussioni quando l'infortunio o l'incidente grave accade davvero.

La formazione in tema di sicurezza si limita per buona parte dei suoi contenuti, a trasferire le norme previste dalle varie disposizioni di legge, trascurando quasi sempre le ragioni per cui l’operatore, al di là della sanzione, le dovrebbe rispettare.

Per questa ragione abbiamo affrontato da un altro punto di vista il nostro approccio formativo alla sicurezza e alla prevenzione del rischio individuando due precisi filoni di azione: la consapevolezza dei Capi e l'autostima dei Collaboratori.

Il primo nodo da sciogliere è la consapevolezza dei Capi rispetto a una serie di temi che a partire dall’ambito industriale per diramarsi praticamente in ogni ambito organizzativo, sono percepiti come non strettamente pertinenti al contesto produttivo e pertanto considerati “meno prioritari”.

Facciamo due conti

Le aziende investono ogni anno svariate migliaia di euro per acquistare DPI, organizzare corsi sulla sicurezza, sensibilizzare gli operatori e rispetto agli anni 80 e 90 la cultura della sicurezza si è gradualmente consolidata; una mutata consapevolezza delle Aziende e leggi più stringenti hanno portato ad una drastica riduzione degli infortuni e delle morti sul lavoro.

Ciò nonostante le statistiche negli ultimi cinque anni sono pressoché stabili, in media 3 decessi e 234 incidenti sul lavoro al giorno (dati #INAIL 2018) e impongono la necessità non più prorogabile di cambiare registro.

In altre parole, sebbene le iniziative di sensibilizzazione e le attività controllo siano diventate più stringenti e il numero in assoluto di incidenti e decessi sia calato, da anni si è attestato stabilmente su un dato decisamente ancora troppo elevato (2019: andamento tendenziale a giugno).

Probabilmente ciò che stiamo facendo, pur necessario e irrinunciabile, non riesce più ad agire come in passato, siamo probabilmente ad un punto morto della curva ed è necessario esplorare l'introduzione di nuovi approcci e  strumenti che possano favorire nei prossimi anni un’ulteriore contrazione del numero.

Capi che non (sempre) sanno

“È la terza volta che lo richiamo perché gira senza l’elmetto di protezione. Possibile che non ci arrivi da solo?
Il corso sulla sicurezza lo ha fatto e quindi sa a cosa va incontro.
Io più che dirglielo! Con tutte le cose che ho da fare ci manca solo che mi metta a fargli da balia."
(Capo Squadra in una Cartiera)

Boss
Non sempre i capi sono consapevoli delle ragioni di esposizione al rischio

Il primo nodo da sciogliere è la consapevolezza dei Capi rispetto a una serie di temi che a partire dall’ambito industriale per diramarsi praticamente in ogni ambito organizzativo, sono percepiti come non strettamente pertinenti al contesto produttivo e pertanto considerati “meno prioritari”.

In altre parole, spesso la non osservanza delle norme, a partire dal corretto utilizzo dei DPI, viene affrontata con un approccio sanzionatorio in caso di inadempienza, liquidandone le ragioni che hanno prodotto il comportamento a una non meglio precisata immaturità o mancanza di buon senso del trasgressore.

L’ottica invece attraverso la quale si devono guardare i fenomeni in questione ha una struttura più umanistica, legata alla natura dell’individuo, che ingegneristica basata su ferree regole razionali.

Per fare ciò è necessario quantomeno essere allertati sulle principali cause che conducono le persone ad adottare comportamenti non razionali che possono condurre a infortuni anche gravi.

Operatori che non (sempre) vogliono sentire

Spesso gli operatori si danno ragioni, sbagliate ma plausibili, per correre rischi inutili

Sul versante degli Operatori, cioè coloro che le norme di sicurezza dovrebbero rispettarle (perché la testa o le mani sono le loro), hanno spesso delle buone ragioni (almeno dal loro punto di vista) per non farlo e praticamente nessuna di esse può essere ascritta alla sfera razionale. Le casistiche rilevate nella nostra esperienza professionale sono lungi dall’essere complete, ma un parzialissimo repertorio di esse è possibile comunque fornirlo, partendo da quelle più innocue per giungere alle più offensive:

  • dispositivi scomodi o brutti: da alcuni anni le aziende produttrici più attente hanno fatto del design dei DPI il proprio vantaggio competitivo stimolando, attraverso una progettazione attenta non solo alla funzionalità, un uso consapevole, confortevole e gratificante da parte dell’Operatore;
  • sicurezza percepita: un Operatore a bassa seniority può sentirsi in pericolo al di là della condizione di sicurezza oggettiva garantita dal dimensionamento del dispositivo e assumere comportamenti scomposti che facilitano l’insorgere di situazioni di rischio.
  • codici comunicativi ambigui: Operatori appartenenti a gruppi o etnie con differenti approcci culturali possono attribuire significati errati a segni (segnali, ideogrammi ecc.) non conosciuti.
  • overconfidence: fenomeni determinati da una seniority pluriennale che conduce a un abbassamento della soglia di attenzione;
  • rimproveri: un’osservazione non equilibrata fatta da un Capo a un Operatore di norma diligente porta a insoddisfazione (che distoglie attenzione), frustrazione (rispetto il desiderio di una prestazione eccellente), ritorsioni (desiderio di “punire” il capo attraverso un uso deviato dei DPI);
  • riduzione della dissonanza cognitiva: un comportamento deviato (es. il mancato uso degli occhiali) deve essere sostenuto da un pensiero che distorca (“Una vita senza pericoli non mi diverte”) o banalizzi (“Non c’è alcun pericolo) la realtà o che sostenga atteggiamenti spavaldi, (“L’ho fatto un milione di volte”) o di superiorità (“Le signorine mettono gli occhiali”), creando le condizioni favorevoli per l’insorgere del rischio;
  • assenza di leadership: in taluni gruppi ove la leadership formale è poco presente e quella informale è detenuta da un soggetto negativo, si possono verificare episodi di nonnismo o veri e propri riti iniziatici, in cui ai nuovi membri sono richiesti atti di coraggio che prevedono l’assunzione gratuita di rischi non supportati dall'effettiva seniority del soggetto;
  • stress: è forse la causa prima di riduzione dell’attenzione e di incidenti anche di notevole entità ed è per questo che è particolarmente importante avere le giuste chiavi di lettura dei marker comportamentali che ne determinano l’insorgenza e la presenza.

La prevenzione dei Capi

Il primo soggetto coinvolto è dunque il Capo, che può intervenire nel processo di elaborazione delle variabili socio-culturali attrraverso:

  1. sviluppo della consapevolezza: con l’acquisizione delle principali chiavi di lettura dei comportamenti altrui, possono intercettare tempestivamente i Marker del disagio.
  2. consolidamento della leadership: rilevando i comportamenti propri, rafforzare gli atteggiamenti che conducono ad una conduzione che postuli la migliore autorevolezza con gli Operatori.

L’intervento degli Operatori

Stabilire regole tra pari è il primo passo per comportamenti equilibrati e giudiziosi

Il vero ruolo cruciale nel cambiamento è però rappresentato dagli Operatori i quali, mediante una serie di Focus Group guidati, sono portati a riflettere sui propri comportamenti con la finalità di individuare:

  1. comportamenti agiti: creando un repertorio di situazioni, virtuose e non, a cui fare riferimento per la definizione delle
  2. regole del gioco: che il gruppo si impegnerà a rispettare creando al proprio interno un sistema di
  3. premi e sanzioni: tra pari da porteranno ogni singolo membro del gruppo a identificarsi con esso.

Dal DEVO al VOGLIO

La sfida di un progetto SAFE by Adforma è quella di attivare nella testa delle persone coinvolte, ognuna per il ruolo che ricopre, un sentimento di attenzione e di rispetto verso sé stesse e verso gli altri, tale da garantire il consolidamento, di una nuova cultura, sostenuta dal contesto umano e organizzativo aziendale, ma fortemente voluta e propugnata da singolo.

In tale cultura collettiva, prevenire e intercettare i comportamenti rischiosi non avviene più in ottemperanza a una norme di legge (devo farlo perché altrimenti sarò sanzionato), bensì in forza di un atto di autentica volontà e sensibilità verso sé stessi (voglio farlo perché mi voglio bene).

Si sarà così concretizzato il percorso che partendo dall’identità del singolo, passando attraverso l’identificazione con un gruppo, giungerà a un’individuazione matura di sé, in cui manifestare una piena percezione del proprio valore e una consapevole stima e fiducia nelle proprie capacità e prerogative.

Luigi Bergamo

Luigi Bergamo, Founder, Managing Director, Senior Consultant Adforma ideas & people

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