Il leader genetico

20 Settembre 2021

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Temperamento e carattere hanno un ruolo importante nella personalità di un buon leader e i giochi sono in gran parte predeterminati fin dai primi anni di vita. Capire in fase di colloquio come influenzeranno i comportamenti di un candidato ad un ruolo di responsabilità in Azienda è la sfida più importante per un selezionatore: riduce il rischio di posizionare qualcuno a cui mancano i fondamentali per dirigere le persone, per governare le variabili organizzative, per creare energia positiva.

Se ne parla da sempre

La questione è stata spesso dibattuta, ma senza essere giunti finora ad una vera conclusione; lungi da me quindi la velleità di dare una risposta definitiva, ma solo qualche suggestione che ritengo possa risultare utile a riflessioni ulteriori.

Il patrimonio di base

Alti o bassi, biondi o mori, bianchi o neri, ognuno di noi ha ereditato dai propri antenati le caratteristiche fisiche che lo contraddistinguono; il nostro patrimonio di geni, unico e irripetibile, ci precede e ci segue come eredità che lasceremo ai nostri figli e nipoti e ci rende fisicamente riconoscibili.

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L’influenza della genetica è riconoscibile anche nella nostra personalità, cioè quella componente interna altrettanto unica ed esclusiva che determina ciò che saremo e faremo durante la vita.

Tra i molti approcci che hanno tentato di descrivere il mondo complesso e intangibile della personalità, trovo che la Teoria Psicosociale di Cloninger offra un'interessante chiave di lettura.

In essa si afferma che “La personalità rappresenta un complesso sistema gerarchico che può essere naturalmente suddiviso nelle due distinte dimensioni psicobiologiche del temperamento e del carattere” (Cloninger e coll.1993). Vediamo di approfondire.

Il temperamento e l'influenza naturale

Mentre le caratteristiche fisiche esprimono come il nostro patrimonio genetico ha influito sulla componente visibile del nostro corpo, il temperamento, anch’esso legato alla genetica, rappresenta la nostra disposizione naturale a rispondere a determinati stimoli che l’ambiente ci sottopone.

In esso sono classificati[1] quattro elementi:

  1. Ricerca di novità: rappresenta l’orientamento al “fuori”, all’esplorazione dell’inedito, delle situazioni e dei contesti non ancora agiti e che richiedono livelli intensi di attivazione; richiede una certa impulsività ed è supportata da uno spiccato entusiasmo interiore e, dopo la scoperta, è soggetto alla noia.
  2. Evitamento del danno: esprime la propensione a ritrarsi di fronte a stimoli ritenuti a torto o a ragione pericolosi non agendo o agendo con una prudenza apprensiva, sempre attenta a cautelarsi da possibili ripercussioni negative e con un elevato timore di esporsi a critiche e a sanzioni.
  3. Dipendenza dalla ricompensa: manifesta l’elevata propensione ad aderire e a reagire intensamente a circostanze che prevedano incentivi e premi ma anche a gratificazioni intangibili quali consenso sociale, accettazione da parte degli altri e testimonianze di affetto.
  4. Persistenza: rappresenta l’intensità e la durata con cui uno sforzo, seppur spiacevole, viene perseguito, mantenuto e reiterato fino al pieno raggiungimento dello scopo per cui viene svolto. Esprime l’insensibilità o la capacità reattiva alla frustrazione derivante dagli insuccessi parziali e la capacità di rialzarsi dopo le cadute.

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Il temperamento è già visibile in ognuno di noi fin dall’infanzia e ci accompagnerà per tutta la vita.

Il carattere e l'influenza culturale

A partire dalla nascita le influenze esterne, educative e ambientali iniziano a fornirci stimoli che iniziamo a riconoscere e interpretare e gradualmente si forma il nostro carattere.

Esso esprime il modo con cui ci individuiamo e rappresentiamo, è il risultato delle esperienze che facciamo nel corso della vita, del senso che diamo agli eventi che ci accadono o che abbiamo direttamente causato e dalle relazioni che si instaurano tra essi. Determina i nostri comportamenti e il modo in cui intratteniamo le relazioni con noi stessi e con gli altri.

Gli elementi salienti che determinano lo sviluppo del concetto di sé sono, sempre secondo Cloninger:

  1. Autodirezionalità che indica l’energia e la determinazione nell’ottenere i propri scopi gestendo e adattando i comportamenti nella maniera più efficace e funzionale, anche attraverso una rinuncia ragionata e responsabile ad essi; testimonia l’equilibrio, l’attendibilità e la pienezza raggiunta.
  2. Cooperazione che rappresenta la disponibilità, l’apertura, l’accessibilità all’altro e alle sue idee, esprimendo empatia e accettazione e attuando consapevolmente comportamenti tolleranti, cooperativi e di sostegno.
  3. Autotrascendenza che esprime il distacco dalle cose materiali e la capacità di andare oltre ad esse favorendo spiritualità, speculazione intellettuale e intuizione e producendo innovazione, originalità e altruismo.

Le differenti esperienze vissute da ognuno di noi, stimolate e orientate dalle diversità dei nostri temperamenti innati determinano, fin dalle fasi più precoci del nostro sviluppo, la creazione di un repertorio di tratti di carattere estremamente diversificato.

Tale evoluzione del carattere si manifesta ed evolve nel tempo in maniera non lineare; specifiche esperienze, positive o negative, che accadono, possono produrre accelerazioni nell’apprendimento determinando sbalzi che generano ulteriori differenze qualitative tra una persona e l’altra.

La personalità

La personalità è quindi la combinazione derivante dall’interazione della componente naturale del temperamento con il carattere influenzato dall'ambiente in cui viviamo e che abbiamo visto è in continuo divenire a causa dei molteplici stimoli che a partire dai primi istanti di vita provengono dall’ambiente esterno.

Essa rappresenta la vera peculiarità di ogni individuo, l'insieme di elementi esclusivi che lo contraddistinguono e che lo rendono unico.

La leadership

L'attitudine alla direzione o leadership è certamente una competenza riconducibile alla struttura delle personalità che ogni individuo ha evolutivamente maturato e come tale presenta al suo interno entrambe le le componenti: circa al quesito di fondo è infatti più corretto affermare che "leader si nasce E si diventa".

Certo, la componente naturale ha il suo peso e probabilmente determina i leader migliori, proprio perché è più facile per una scimmia arrampicarsi su di un albero rispetto ad un elefante.

In tal senso, valori significativi di RICERCA DI NOVITÀ e di PERSISTENZA e valori più blandi di EVITAMENTO DEL DANNO e di DIPENDENZA DALLA RICOMPENSA, facilitano certamente il dispiegarsi di una leadership naturale che in qualche modo non necessita di particolare impegno per esprimersi.

Il talento presente in un individuo può essere ovviamente sublimato o svilito dall'influenza di un contesto culturale (persone, situazioni, stimoli ecc.) o dall'impegno/disimpegno dell'individuo stesso, configurando quattro possibili scenari.

Ruolo di natura e cultura nello sviluppo della leadership
  1. l'elevata dotazione genetica dei giusti elementi di temperamento, supportati da un contesto che favorisce un apprendimento stimolante e dinamico, permetterà all'individuo la massima possibilità di esprimere una leadership energica, ma equilibrata e autorevole;
  2. l’elevata dotazione iniziale di risorse di temperamento a cui non corrisponde però un adeguato supporto culturale o di motivazione e impegno personale, produrranno un profilo mediamente elevato; è la classica situazione in cui i risultati sono meno lusinghieri di quanto sarebbe lecito aspettarsi;
  3. le basse risorse di temperamento potranno essere compensate da un contesto che sostenga o da una forte volontà di riuscire, e anche se combattere contro la propria natura è cosa estremamente ardua l'individuo potrà comunque ottenere risultati accettabili, ma non sarà probabilmente mai un fuoriclasse;
  4. Lo scenario meno favorevole è ovviamente quello in cui a fronte di scarse componenti di temperamento, anche il sostegno culturale dell’ambiente o l'impegno e la motivazione si dimostrano deficitari; il profilo che ne esce è certamente poco promettente.

Scegliere un leader

Nelle mie consulenze capita spesso di supportare l'Azienda nelle selezione di una candidatura per una posizione apicale che deve esercitare organizzativamente una leadership ed è importante essere provvisti di idonei strumenti di esplorazione di alcune dimensioni profonde che diano la misura del possesso delle componenti di temperamento e di carattere.

In assenza il rischio che si corre, ed è ciò che spesso accade quando il colloquio di selezione viene tenuto da figure non preparate o che organizzativamente fanno tutt'altro, è di esplorare solamente gli elementi di superficie della personalità, tralasciando le dimensioni più radicate e meno visibili.

Inutile sottolineare come ogni inserimento "sbagliato" produca innumerevoli complicazioni, sia in Azienda, ove si perde tempo prezioso per mandare a regime una posizione organizzativa di peso, sia nei confronti del candidato che dovrà farsi carico dell'inadeguatezza al ruolo che sta esprimendo e della conseguente insoddisfazione organizzativa che da essa deriva.

Luigi Bergamo

Luigi Bergamo, Founder, Managing Director, Senior Consultant Adforma Ideas & People

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[1] La classificazione è tratta dal Temperament and Character Inventory (TCI), un inventario per l’individuazione dei tratti innati della personalità, ideato da C. Robert Cloninger (1994).

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